Testimonianze

Sono innumerevoli le persone che hanno conosciuto Pia e che potrebbero dire di lei. Qui ospitiamo alcune testimonianze raccolte nell’occasione dell’anniversario, un piccolo saggio che si completerà via via nel tempo, per comporre il mosaico della sua vita come riflesso della vita che ha donato attorno a sè. Chi parla di lei parla al presente. Non è un errore! … Grazie Pia!

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“Silla” Marcelline Serka, camerunese del popolo Banso, in focolare a Bamenda

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L’ho conosciuta tanti anni fa quando sono diventata gen (generazione nuova) nel 1994. E’ stata per me,  e per tanti bambini e ragazzi di Fontem, come una mamma. Ha preso questo popolo come suo popolo, come suo figlio, e ha vissuto in questo popolo come una mamma. Una mamma che sta con i suoi figli e non fa distinzioni. Pia non distingueva tra le persone e i popoli: tutti devono vivere insieme, fare tutto insieme.

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Maria Bertolini, italiana, fisioterapista a Rovereto (TN)

Maria e Pia

Sono stata a Fontem come volontaria per un anno nel 2013. Ho lavorato all’ospedale come terapista della riabilitazione. Mio marito mi ha scattato questa foto con Pia quando ero laggiù: la conservo con gelosia perchè Pia è una delle persone che più mi hanno colpita durante la mia esperienza in Camerun. Dire di lei che era generosa è dire poco.

Ha un cuore grande! Ci sta dentro tutto il mondo! Ha proprio dato anima e corpo ad un popolo per il quale è stata non solo utile ma anche “mamma”, proprio come la chiamavano tutti: “ma”.

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Helen Chizoba, Nigeria, insegnante al “Our Lady Seat of Wisdom – College” – Fontem

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Pia per me è uno strumento di Dio, che ha capito il disegno di Dio su Fontem e ha contribuito a realizzarlo. E’ una persona molto generosa, che vive per gli altri, specialmente per i poveri. Può dare tutto quello che ha perchè soffre in sè il bisogno dell’altro. Ci sarebbero tanti episodi …

E’ una che “ama” con amore concreto, non a parole.

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“Liber” Melania Bisinella, brasiliana, biologa a Douala

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L’ho incontrata una volta sola, a Fontem, in occasione del funerale di Jean Frances … Mi ha colpito come mi ha accolto e salutato al mio arrivo alla cittadella. Mi ha fatto sentire a casa. Si sentiva Bangwa e accoglieva come il popolo Bangwa può accogliere.

Prima l’avevo vista anche in un video, in cui lei danzava fra tutti. Vedere questa figura bianca danzare fra le persone africane, che si muoveva esattamente come loro, mi ha fatto impressione: si era “fatta uno” con la gente.

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Elisa Leone, amica italiana, Penne (PE)

Elisa Di Pomponio

Quando stette per un lungo periodo di cure in Italia nel 1986, ricoverata nell’ospedale in cui io allora facevo volontariato, presi l’abitudine di passare nella sua stanza prima di raggiungere il reparto di geriatria in cui svolgevo il mio servizio.

Il primo giorno che ci andai mi salutò così, non lo potrò mai dimenticare: “Io ti accompagno con la preghiera dal mio letto, e anche tu, mentre vai, prega Gesù affinché egli faccia vedere in te ad ogni ammalato che avvicini la persona che lui vorrebbe avere accanto a sè”.

Da lì è partita la nostra amicizia, profondissima, … più che sorelle, più che mamma e figlia.

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don Antonio Mascia, italiano, parroco a Fontem

con don Antonio Mascia

Nel suo modo di vivere l’Ideale dell’unità di Chiara Lubich puntava sempre al “concreto”. Voleva una parola, una frase che la portasse al “pratico” nella sua vita di rapporto con gli altri e con Dio. Nell’ultimo mese di malattia, anche dopo la confessione diceva: “Cosa devo fare? Mi dica qualche cosa su cui puntare”. Il pensiero della morte era molto presente: “Come mi devo preparare? Come devo vivere questo momento?”

Voleva morire povera. Non voleva che si trovassero soldi in casa sua alla sua morte. Anche per questo, due anni prima di morire venne da me a Fonjumetaw per stendere il suo testamento. Dopo averlo fatto si sentiva contenta, leggera, tranquilla e libera”.

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Strade Fontem 2011 (1)

Per darci l’opportunità di immaginare i luoghi in cui Pia ha vissuto, ecco un bellissimo reportage giornalistico ricco di foto di un reporter de Il sole 24 ore: Riccardo Barlaam.

Grazie alla sua penna felice, siamo introdotti alla conoscenza del Camerun, di Lebialem, del popolo Bangwa. Buona lettura!

Barlaam Reportage

 

 

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